Sicurezza sul lavoro, cosa cambia per chi viola le norme

Con il decreto fiscale si concretizza la “stretta” annunciata dal governo. La sospensione dell’attività, che prima era una facoltà degli organi di vigilanza, ora diventa un obbligo se più del 10% dei lavoratori è in nero (fino ad oggi l’asticella era al 20%) e in tutti i casi di “gravi violazioni di prevenzione”, senza necessità di recidiva. Multe aggiuntive per le violazioni che più di frequente sfociano in incidenti mortali. Accolte le richieste del nuovo capo dell’agenzia creata dal Jobs Act, che finora era rimasta nel limbo. Restano i dubbi delle Regioni, che hanno competenza concorrente su salute e sicurezza sul lavoro e potrebbero chiedere modifiche in fase di conversione

 

Passa attraverso l’allargamento delle competenze dell’Ispettorato del lavoro, che incassa anche un ulteriore ampliamento dell’organico, la “stretta” sulla sicurezza con cui il governo Draghi punta a limitare la strage delle morti bianche. Per garantire standard uniformi in tutto il territorio, il decreto fiscale varato dal governo la settimana scorsa modifica il Testo unico sulla sicurezza del 2008 prevedendo tra il resto che la vigilanza non spetti solo alle Asl, come avviene oggi, ma anche all’Ispettorato.

 

D’ora in poi Ispettorato e Asl dovranno agire fianco a fianco anche a livello provinciale, promuovendo e coordinando le attività di vigilanza. Per facilitare il compito viene rafforzato il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), banca dati tenuta dall’Inail con il contributo dei ministri del Lavoro, della Salute e dell’Interno, oltre che delle Regioni, che dovrebbe fornire le informazioni per pianificare la prevenzione e valutarne l’efficacia. Gli enti di vigilanza dovranno alimentare un’apposita sezione dedicata alle sanzioni comminate nell’ambito delle attività di vigilanza e l’Inail dovrà rendere disponibili ai dipartimenti di prevenzione delle Asl e all’Ispettorato i dati su aziende assicurate, infortuni denunciati e malattie professionali.

Altre modifiche chieste dall’Ispettorato e recepite dal governo nel decreto sono quelle riguardanti le sanzioni. Il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale scatterà in tutti i casi di “gravi violazioni di prevenzione” – senza necessità che l’azienda sia recidiva, come avviene oggi – e quando venga riscontrato “almeno il 10%” di lavoratori in nero sul luogo di lavoro, contro il 20% attuale. Sotto la soglia del 10% (comunque troppo alta, ha fatto sapere il presidente di Confindustria Carlo Bonomi) continueranno ovviamente ad applicarsi le sanzioni pecuniarie, crescenti al crescere dell’anzianità lavorativa dei dipendenti in nero. Per tutto il periodo di sospensione l’azienda non potrà contrattare con la pubblica amministrazione.

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